Apparve per brevi anni
guardando intorno
in alto
in sé.
Trasse d'oltre la vita
Dejanice Edmea Loreley Wally.
Riportò agli uomini dolci note
che il cuore non ricordava
e riconobbe
e non oblia.
Pende dal salice l'arpa
ma cantano ancora le corde
tocche da dita
che i nostri occhi non vedono più.
Due anni fa, in occasione del 150° anniversario della nascita di
Alfredo Catalani, la città di Lucca lo ha ricordato dandogli una degna
sepoltura nel famedio del cimitero monumentale urbano.
Un doveroso atto
di riconoscenza per uno dei più grandi figli della nostra città,
l'autore di Dejanice, Edmea, Loreley, Wally, genio precoce e
sfortunato.
Nato a Lucca il 19 giugno del 1854 da una famiglia di musicisti,
Alfredo Catalani abbandonò gli studi da avvocato per dedicarsi
esclusivamente alla musica, avendo come maestri Carlo Angeloni e
Fortunato Magi e diplomandosi nel 1872 con quel capolavoro di
composizione che è la Messa.
Pochi mesi dopo venne accettato al conservatorio di Parigi e studiò
pianoforte con Marmontel e contrappunto con Bazzini, ma l'anno
successivo tornò in Italia e continuò gli studi al conservatorio di
Milano, manifestando il suo talento con la Chanson Groenlandaise.
Si diplomò nel 1875 presentando La Falce, una breve opera dal tono
wagneriano, tratta da un libretto di Arrigo Boito.
Rimasto a Milano e vivendo in ristrettezze economiche, nel 1880 compose
Elda (che dieci dopo trasformò in Loreley), opera commissionata dalla
casa editrice Lucca, nel 1883 Dejanice, opera su libretto di Zanardini
su soggetto di Boito, ed Ero e Leandro, poema sinfonico, e nel 1886
Edmea, che andò in scena a Torino e fu diretta da Arturo Toscanini.
Morto Ponchielli nel 1886, fu assunto al conservatorio di Milano come
insegnante di alta composizione.
L'opera che portò il compositore lucchese al successo fu Wally,
tratta da un romanzo d'appendice tedesco, che fu rappresentata alla
Scala e poi al teatro di Lucca con la direzione ancora di Arturo
Toscanini.
Alfredo Catalani credeva molto nel potere della melodia ed introdusse
nelle sue opere la lezione del rinnovamento sinfonico e del dramma
lirico francese.
Fu rispettato dal suo concittadino Giacomo Puccini, ma non da Giuseppe
Verdi, che in una lettera scrisse: "Questi giovani che vogliono
rinnovare e correre per le nuove strade mi sembrano un poco
sconsigliati e, confidando troppo nell'avvenire, finiranno col
perdere anche il presente".
Ma il problema principale di Catalani fu la sua malferma salute, che
certamente ne condizionò anche la produzione musicale. Affetto da
tubercolosi fin da giovane, la malattia lo condusse alla precoce morte,
che avvenne a Milano il 7 agosto del 1893. Aveva solo 39 anni!
Le sue spoglie mortali, sepolte inizialmente nel cimitero monumentale
di Milano, l'anno successivo vennero traslate a Lucca. Furono poste,
dopo le onoranze funebri, in un deposito sotto il famedio del cimitero
di S.Anna, con l'impegno dell'amministrazione comunale di
provvedere in breve tempo (!) ad un sepolcro dignitoso. Sono rimaste
abbandonate in quel luogo per ben 110 anni!
E' stato grazie all'energia e alla perseveranza dell'amico
Beppino Lenzi, cultore appassionato della storia di Lucca, nonché
all'impegno del Comune, alla collaborazione della Soprintendenza e al
sostegno insostituibile della Fondazione Cassa di Risparmio, che Lucca
ha potuto finalmente onorare il suo debito di riconoscenza nei
confronti di un altro dei suoi grandi musicisti.
Un modo per ridestare la consapevolezza dei cittadini, specie dei più
giovani, su un patrimonio culturale di assoluto livello. Un modo per
richiamare la città al dovere della memoria.
Queste, in estrema sintesi, furono le considerazioni che io espressi,
nella mia veste di vicesindaco in rappresentanza dell'amministrazione
comunale, in occasione dell'inaugurazione del monumento funebre del
19 giugno 2004.
E a conclusione del breve discorso, mi piacque recitare i meravigliosi
versi sopra riportati, scritti per Alfredo Catalani da Giovanni
Pascoli, che avevo letto sull'epigrafe murale posta nel centro
storico di Lucca, in via Santa Giustina, dinanzi al Comune, dalla
società musicale Guido Monaco in memoria del geniale ma sfortunato
musicista