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domenico riccio

cittadino dello antico et populare stato di Lucca (Italia)

 
 
     
 
domingo 11/febrero/2007 17:11

Le sorche dei cuoiai


(scritto in collaborazione col Ser mastro artigiano Claudio ne'
Cerasomma da Lucca)


 



(scritto in collaborazione col Ser mastro artigiano Claudio ne'
Cerasomma da Lucca)

In piazza della Misericordia si fermò per la solita bevuta alla
fontana della Pupporona, così detta per la bella statua di Naiade col
seno scoperto. Poi si avvicinò alla chiesa di San Salvatore e si fermò
a guardare l'architrave della porta destra della facciata.
L'architrave della porta di fianco, sul quale è raffigurato il
miracolo di San Nicola ed è opera del Biduino, lo aveva già ammirato
in altra occasione. Spostandosi per osservare meglio la
rappresentazione della leggenda dello scifo d'oro, notò svariate
solcature verticali sui marmi degli stipiti delle porte.
- I soliti vandali! - esclamò, rivolto anche ad un volontario della
Misericordia che era seduto sui gradini della chiesa.
Il ragazzo, che poi disse di chiamarsi Claudio e divenne suo amico,
gli spiegò invece che quelle non erano opere di irresponsabili.
- Si tratta - disse - delle famose "sorche dei cuoiai". Se ci fa caso,
vedrà che le ritrova davanti a quasi tutte le chiese della città.
- Sorche dei cuoiai? - ripeté Damnic incuriosito. - E cosa sono?
Un tempo - raccontò Claudio - quando la gente si recava a messa ed
aveva qualcosa da farsi rammendare, la lasciava ai cuoiai davanti alla
chiesa e la ritirava all'uscita. Durante la messa, questi lavoravano
con grossi aghi e per rifare la punta li passavano sul marmo e così
formavano le "sorche".
                      (tratto da "La topa di Capannori")

Ma cerchiamo di capire meglio.
Nell'alto medioevo i cuoiai avevano botteghe ed esercitavano l'arte
nella contrada di Sant'Andrea, a differenza dei pellai che erano in
Pelleria (inteso come quartiere, perché l'attività veniva esercitata
soprattutto in via delle Conce).
Ma il 25 Agosto 1382 la Repubblica approvò i nuovi ordini
sull'industria della cuoieria, stabilendo che questa doveva essere
esercitata "se non in contrada S. Tomeo in li luoghi dove anticamente
è usato di farsi" e che anche le botteghe dei cuoiai dovevano essere
comprese dentro detti termini, "dalla ruga che vae da san Giorgio a
sancta Giustina in suso verso sancto Tomeo" (che sta per San Tommaso)
e quindi in via delle Conce in Pelleria,
La via delle Conce in quei tempi era una calla, ovvero una via d'acqua
costruita artificialmente da una diramazione presso l'attuale zona di
S. Frediano (v. Lucca, il paesaggio e l'architettura dell'acqua e
L'acqua fonte di attività produttive di Gilberto Bedini).
Le attività di trattamento del pellame venivano svolte in locali posti
al piano terra in grandi vasche di pietra, forse ancora oggi
esistenti. In particolare nel fondaco, che fa angolo fra via S.
Tommaso e via delle Conce. I pellai erano in stretto contatto con i
cuoiai. E non si può escludere che nelle zone adiacenti esistessero
laboratori di cuoio dorato e argentato usato per libri, mobili ed
altro. E' invece certo che essi erano obbligati ad esercitare la loro
attività all'interno delle mura, pena addirittura l'impiccagione.
Ma l''esercizio dei cuoiai si estendeva anche al di fuori dei
laboratori. Ed era normale vederli sostare all'ingresso delle numerose
chiese della città, specie nei giorni di festa, quando maggiore era
l'afflusso di gente.
Chi si recava in chiesa gia sapeva che avrebbe trovato almeno un
cuoiaio davanti all'ingresso e ne approfittava per farsi fare
riparazioni su capi in pelle. Finita la messa, ritirava i capi
rammendati e pagava il corrispettivo pattuito.
Va considerato che nel medioevo le pelli avevano un ruolo essenziale
nella vita quotidiana. Non esistendo le materie sintetiche di oggi,
venivano utilizzate per le borse, gli zaini, le sacche, i capi di
abbigliamento, le calzature e soprattutto per le sellature di cavalli
e muli, ma anche per i filamenti da traino e le coperture dei carri; e
l'elenco potrebbe continuare.
I cuoiai, principalmente per le riparazioni su cuoio e pelle,
utilizzavano aghi molto lunghi e spessorati , molto più lunghi di
quelli che venivano usati dai tappezzieri per ricucire le matrasse
(materassi). I testi non riportano questa usanza di lavorare davanti
alle chiese, ma la cosa è stata tramandata verbalmente e non può certo
finire nel dimenticatoio.
E quegli aghi, per penetrare le pelli, dovevano mantenere la punta
sempre bene affilata. Per questo motivo essa veniva strusciata
ripetutamente sul marmo di un pilastro e l'operazione di sfregamento
ha prodotto nel tempo delle vere sorche (o solche), ovvero delle
solcature più o meno profonde e comunque evidenti nel marmo stesso.
Davanti a quasi tutte le chiese di Lucca, di lato ad ogni ingresso,
possiamo dunque ancora oggi vedere sugli stipiti di marmo e sui
blocchi adiacenti quelle che sono diventate le sorche dei cuoiai.
Le quali, però, non si notano sui marmi del duomo di San Martino (per
la verità una l'ho riscontrata di persona, ma una sola). E forse il
motivo sta in ciò che è scritto su una lapide fatta apporre sulla
facciata da papa Alessandro II nel 1070, in occasione
dell'inaugurazione della cattedrale completamente ristrutturata, che
in sostanza dice: "Chi tocca il duomo sarà scomunicato" (vedi testo
integrale, dettato in esametri latini direttamente dal papa, nel pezzo
di questo libro intitolato Papa Alessandro II, vescovo di Lucca).
Nelle intenzioni del pontefice la minaccia d'anatema era naturalmente
rivolta a coloro che avrebbero osato distruggere o anche modificare la
struttura del tempio, ma i cuoiai, per estensione o per paura, visti i
tempi, avranno forse pensato che la scomunica potesse arrivare anche
per una semplice scalfitura e non l'hanno toccato.

 
 
   · autor: 1damnic  · sección: General  
     
   
 
     
 
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