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domenico riccio

cittadino dello antico et populare stato di Lucca (Italia)

 
 
     
 
Thursday 01/February/2007 21:19

Giacomo Puccini e la topa di Capannori


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Giacomo Puccini ha vissuto nel tempo in cui la topa era ancora sul campanile della chiesa di San Quirico e Giuditta. Capannori era un piccolo centro della piana lucchese famoso per essere il “paese della topa”, quindi tutti a Lucca ne avevano sentito parlare. E Puccini ne conosceva bene anche la forma e il significato.
Mi piace immaginare il grande maestro che passa in carrozza per Capannori, si ferma sul piazzale antistante la chiesa, alza gli occhi verso il campanile, guarda curioso quella brutta faccia con i due grossi labbroni che si aprono e si chiudono al rintocco delle ore ed osserva pensieroso l’intera immagine che rappresenta la morte col falcione in mano ed avverte inesorabile: “Nescis qua hora veniam”!
Cosa avrà pensato? Quale sarà stata la sua prima reazione istintiva? Lascio la risposta a voi intenditori, a voi che avete pazientemente sviscerato tutti i meandri dell’animo e del carattere dell’insigne maestro. Io, al suo posto, avrei aperto entrambe le mani e avrei subito richiuso i medi e gli anulari, tenendoli ben fermi con i pollici. Poi mi sarei anche toccato.
E’ stato Franco Ravenni a dirmi per la prima volta dell’esistenza di una lettera di Puccini nella quale era citata la topa di Capannori. Era venuto a trovarmi in ufficio per discutere di questioni di vario genere. Prima di lasciarmi, mi ha chiesto se potevo sostituirlo in un incontro del giorno successivo presso la sede di Forza Italia, avendo egli già programmato di recarsi con la famiglia in montagna per il fine settimana. Con lui sarebbe partita anche la sorella Gabriella. Dopo avergli assicurato la mia presenza alla riunione, ho pensato di regalargli una copia del mio ultimo libro “Il seminarista”. Gliene ho consegnato due, una per lui e l’altra per Gabriella.
- Così avete qualcosa da leggere e non vi annoiate.
Vedendo i libri, gli è venuta in mente la lettera del maestro.
- Chiama mia sorella - mi ha detto. - Lei conosce una lettera di Puccini in cui si parla della topa di Capannori. Potrebbe servirti per il libro.
Si riferiva al libro sulla topa di Capannori, a questo. Franco ne era a conoscenza, perché ne avevo già dato notizia alla stampa locale, che l’aveva pubblicata in cronaca di Lucca, in occasione della presentazione all’hotel Alexander dell’altro mio libro “I racconti dell’infanzia di Damnic”.
Non avrei mai immaginato che anche il maestro Puccini si fosse in qualche modo interessato della topa di Capannori.
- Non ci posso credere! - ho esclamato.
- Potresti fare addirittura uno scoop! - ha aggiunto Franco. - Credo che la lettera sia inedita e potresti essere il primo a pubblicarla.
- Magari! E che dice la lettera?
- Questo proprio non lo so. Devi sentire Gabriella.
Appena mi è capitato di incontrare Gabriella Ravenni, che tra l’altro è direttrice della Fondazione Puccini, le ho subito chiesto della lettera del maestro e lei me ne ha confermato l’esistenza.
- “Devi mettere un cartello come la topa di Capannori!”, così mi sembra che abbia scritto Puccini - ha spiegato Gabriella - in una lettera inviata al cognato. - Sai - ha aggiunto sorridendo, - quando ci è capitato di leggerla per la prima volta, non si è mica capito a cosa volesse riferirsi! Nessuno di noi sapeva ancora della topa di Capannori!
- Dov’è che il cognato avrebbe dovuto mettere il cartello?
- Davanti alla porta della casa del maestro, quella in corte San Lorenzo. In sostanza Puccini gli chiedeva di apporre un cartello ben visibile, appunto come la topa di Capannori, così sarebbe stato più facile affittare la casa, visto che lui ormai viveva a Milano già da un pezzo e la casa di Lucca era ancora sfitta.
- Puoi farmela avere una copia della lettera?
- Certamente! La cerco e appena la trovo ti chiamo.
Nel frattempo è venuto a trovarmi Oriano De Ranieri, giornalista della Nazione e autore di un interessante libro sul maestro lucchese intitolato “Giacomo Puccini: luoghi e sentimenti”. Dopo avermi chiesto, come fanno ogni mattina i giornalisti della stampa locale, se avevo notizie da far riportare in cronaca di Lucca, il discorso è scivolato, non ricordo come, sulla topa di Capannori.
- Lo sai - ha detto Oriano - che anche Giacomo Puccini parla della topa di Capannori in una sua lettera?
- Sì, lo so. Ma tu come fai a saperlo?
- Tra i documenti che ho usato per il mio libro c’era anche quella lettera.
- E perché nel libro non l’hai menzionata?
- Perché lo spazio era limitato.
- Penso che tu abbia fatto un errore a non riportare una cosa così simpatica.
- Penso anch’io, ma ormai è pubblicato.
- Meglio! Così potrò inserirla nel mio libro.
- Siamo tutti in attesa di leggere il tuo libro sulla topa.
- Puoi farmi avere una copia di quella lettera? Dovrebbe portarmela Gabriella Ravenni, ma se me la fai avere prima, mi fai un piacere.
- La cerco oggi stesso e domattina te la porto.

Oriano è stato di parola e l’indomani ho avuto la lettera del maestro. Ma c’è stata una simpatica sorpresa.
Ho cominciato a leggere.
“Milano, 28 dicembre 1898. Puccini alla sorella Ramelde - Pescia”.
- Perché è indirizza