.parte quinta
- Se la donna si è fatta
confondere - precisò Elafia, - Adamo ci è cascato come un
allocco!
- Perché si è fidato! -
replicò subito Encevaldo. - Qui, a pensarci bene, ci sarebbe anche un altro
insegnamento.
-
Quale?
- Questo: mai fidarsi della
donna.
- Invece
dell’uomo...
- Lo conosci il proverbio
cinese?
-
Cioè?
- Quello che dice: “Quando
la sera torni a casa, dai subito una sberla alla moglie. Tu non sai perché, ma
lei lo sa”.
- E tu lo
condividi?
-
Certamente!
- E lo faresti anche con
me?
- Sei una donna fortunata:
non sei nata in Cina. Andiamo avanti nella lettura.
“Secondo me - proseguì Elafia - andò
così: per stimolare Adamo e la donna a fare ciò che Lui voleva, Dio, che
conosceva ogni meandro dei loro cervelli, ordinò di proposito di non toccare
quel frutto, sapendo che in tal modo essi l’avrebbero sicuramente preso e
mangiato. E così fu. E l’uomo e la donna, senza rendersi conto di aver ottenuto
il più grande dono che potessero immaginare, quello della conoscenza del bene e
del male, ne subirono immediatamente il primo effetto: si resero conto di aver
disobbedito, di aver fatto la prima cosa non buona, il peccato originale. Si
aprirono allora gli occhi di ambedue e conobbero che essi erano nudi; perciò cuc
irono delle foglie di fico e se ne fecero delle cinture. Poi avvertirono la
presenza di Dio, che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno, e si
nascosero dietro alcuni alberi. Allora Dio chiamò l’uomo e gli disse: “Dove
sei?”. Rispose: “Ho udito il tuo rumore nel giardino ed ho avuto paura, perché
io sono nudo e mi sono nascosto”. Riprese: “Chi ti ha indicato che eri nudo? Hai
tu dunque mangiato dell’albero del quale ti avevo comandato di non mangiarne?”.
Rispose l’uomo: “La donna che tu hai messo vicino a me, lei è stata a darmi
dell’albero, e io ho mangiato”. E Dio disse alla donna: “Come hai fatto
questo?”. Rispose la donna: “Il serpente mi ha ingannata, ed ho mangiato”. Ora
mettetevi un attimo nei panni di Dio. Come poteva presentarsi a loro e dire:
“State tranquilli, vi ho messo alla prova della mela solo perché voglio il
vostro bene. Avrei intenzione di regalarvi un sa cco di problemi e di guai
perché voglio finalmente vedervi felici; vorrei che fatichiate duramente, ma
solo per farvi comprendere la soddisfazione del riposo e come è saporito il pane
guadagnato col sudore della fronte; che soffriate un mare di pene, ma per
liberarvi dall’insopportabile noia dei vostri giorni; che vi ammaliate di tanto
in tanto e qualche volta anche gravemente, ma soltanto per farvi apprezzare la
gioia della guarigione e della buona salute; che litighiate e lottiate l’uno
contro l’altra, perché possiate capire l’importanza della pace e della grazia di
Dio; che moriate addirittura, perché solo così potrete apprezzare e godere ogni
istante della vita e capire finalmente quanto sia grande il dono che vi ho
fatto”? E magari avrebbe aggiunto: “Allora, cosa ne pensate? Son certo che mi
capirete e mi ringrazierete”. No, non l’avrebbero capito”.
- Della morte, però, poteva
farne anche a meno!
- Se al male corrisponde in
egual misura il bene, al massimo male consegue il massimo
bene.
- Sarà, ma non ne sono
affatto convinta.
“Anzi Adamo, che si sentiva
più innocente di Eva, si sarebbe arrabbiato ed avrebbe detto alla donna: “Mi hai
messo proprio in un gran casino! Tu, donna, che sei stata creata, grazie alla
bontà divina, per farmi essere felice - anche se non ho ancora capito come! -
alla prima tentazione di un lurido serpente ci sei subito cascata; e come se non
bastasse, la mela l’hai fatta mangiare anche a me. Appena sei comparsa in questo
mondo, mi hai fatto perdere tutto il ben di Dio che mi era stato affidato. Ora,
grazie a te, siamo fregati. Lui dice che ci vuol regalare un sacco di guai, che
dobbiamo lavorare, soffrire e anche morire perché solo così saremo felici. Io di
regali di questo genere ne faccio volentieri a meno, mi va bene come sto.
Fatteli dare a te, goditeli tu tutti quei guai, visto che te li sei andati a
cercare. A me il guaio più grosso me lo ha già regalato nel momento in cui ti ha
creato e ti ha posto al mio fianco. Ma sai che ti dico? Io di te non so proprio
cosa farmene, quindi via, fuori dalle palle, smammare”.
- Sempre così gentili, voi
uomini!
- Quando ci vuole, ci
vuole.
“E la donna, che già si
sentiva turlupinata dal serpente ed ora anche fortemente offesa dalle pesanti
accuse dell’uomo, gli avrebbe risposto all’incirca così: “Tanto per cominciare,
sono io che me ne vado. Cosa ci faccio con un biscaro come te? Possibile che
ancora non hai capito perché io e te siamo diversi? Te lo devo spiegare io a
cos’altro servono questi due meloni che ho qui davanti, questo popò di grazia di
Dio che ho sotto e quel tuo coso lì sempre moscio? E quanto al resto, sei
biscaro due volte. Ma te lo sei chiesto il motivo per cui Dio ci ha proibito di
mangiare quel frutto? Visto che non ci arrivi, te lo spiego io: voleva che
aprissimo gli occhi, che ci rendessimo cont o delle
nostre azioni. Ringrazialo, quindi, se ora anche noi si capisce qualcosa.
Preferivi rimanere imbecille come sei per tutta l’eternità? E se poi Lui dice
che ci vuol dare dei problemi, vuol dire che così sarà meglio per noi. Ma pensi
davvero di saperne più di Lui? O bello, lo sai che ti dico? Visto come mi
haitrattato, io son pronta ad
accettare la proposta di Dio anche da sola; per lo meno se lavoro, ma lontano da
te, avrò la soddisfazione di sentirmi realizzata”.
- Brava! - esclamò
Elafia.
Encevaldo non rispose e la
ragazza continuò a leggere.
“Insomma, la donna che è
sempre stata un pochino più perspicace, forse in qualche modo, magari per
dispetto, ci sarebbe arrivata. L’uomo certamente no. Ma le conseguenze sarebbero
state disastrose: l’uomo e la donna si sarebbero divisi, uno dentro e l’altra
fuori, il primo a non far niente e la seconda a lavorare, un po’ come accade in
Albania, e tutta l’umanità non si sarebbe potuta formare, venendo così a mancare
il compimento del disegno divino già tracciato. Dio non poteva permettere che
questo accadesse, né poteva coinvolgere l’uomo e la donna in una scelta ormai
necessaria. Doveva fare la parte dell’offeso e dimostrare di volergliela far
pagare sul serio. Non poteva non cacciarli entrambi dal paradiso terrestre.
Doveva far capi re con chiarezza che non stava scherzando, che non li amava più
come prima e che da quel giorno ogni cosa avrebbero dovuto guadagnarsela sudando
e soffrendo davvero, altrimenti il piano sarebbe fallito ed essi sarebbero stati
per sempre apatici ed infelici. Non era abituato a dire parole pesanti e, per
essere credibile, dovette mettercela tutta, ma alla fine ci riuscì. Allora Dio
disse al serpente: “Perché hai fatto questo, maledetto sii tu tra tutto il
bestiame e tra tutte le fiere della steppa: sul tuo ventre dovrai camminare e
polvere dovrai mangiare per tutti i giorni della tua vita...”. Alla donna disse:
“Farò numerose assai le tue sofferenze e le tue gravidanze, con doglie dovrai
partorire figliuoli. E verso il tuo marito
ti spingerà la tua passione, ma lui vorrà dominare su te”. E ad Adamo disse:
“Perché hai ascoltato la voce della tua moglie e hai mangiato dell’albero. ..
maledetto sia il suolo per causa tua! Con affanno ne trarrai il
nutrimento, per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi farà spuntare per
te, mentre tu dovrai mangiare le graminacee della campagna. Con il sudore della
tua faccia mangerai pane, finché tornerai nel suolo, perché da esso sei stato
tratto, perché polvere sei e in polvere devi tornare!”. E così li cacciò
dal paradiso terrestre”.