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domenico riccio

cittadino dello antico et populare stato di Lucca (Italia)

 
 
     
 
sábado 03/junio/2006 17:48

Sproloquio sul mistero dell'esistenza del male e quindi anche del bene


.parte quinta


 - Se la donna si è fatta confondere - precisò Elafia, - Adamo ci è cascato come un allocco!

- Perché si è fidato! - replicò subito Encevaldo. - Qui, a pensarci bene, ci sarebbe anche un altro insegnamento.

- Quale?

- Questo: mai fidarsi della donna.

- Invece dell’uomo...

- Lo conosci il proverbio cinese?

- Cioè?

- Quello che dice: “Quando la sera torni a casa, dai subito una sberla alla moglie. Tu non sai perché, ma lei lo sa”.

- E tu lo condividi?

- Certamente!

- E lo faresti anche con me?

- Sei una donna fortunata: non sei nata in Cina. Andiamo avanti nella lettura.

Secondo me - proseguì Elafia - andò così: per stimolare Adamo e la donna a fare ciò che Lui voleva, Dio, che conosceva ogni meandro dei loro cervelli, ordinò di proposito di non toccare quel frutto, sapendo che in tal modo essi l’avrebbero sicuramente preso e mangiato. E così fu. E l’uomo e la donna, senza rendersi conto di aver ottenuto il più grande dono che potessero immaginare, quello della conoscenza del bene e del male, ne subirono immediatamente il primo effetto: si resero conto di aver disobbedito, di aver fatto la prima cosa non buona, il peccato originale. Si aprirono allora gli occhi di ambedue e conobbero che essi erano nudi; perciò cuc irono delle foglie di fico e se ne fecero delle cinture. Poi avvertirono la presenza di Dio, che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno, e si nascosero dietro alcuni alberi. Allora Dio chiamò l’uomo e gli disse: “Dove sei?”. Rispose: “Ho udito il tuo rumore nel giardino ed ho avuto paura, perché io sono nudo e mi sono nascosto”. Riprese: “Chi ti ha indicato che eri nudo? Hai tu dunque mangiato dell’albero del quale ti avevo comandato di non mangiarne?”. Rispose l’uomo: “La donna che tu hai messo vicino a me, lei è stata a darmi dell’albero, e io ho mangiato”. E Dio disse alla donna: “Come hai fatto questo?”. Rispose la donna: “Il serpente mi ha ingannata, ed ho mangiato”. Ora mettetevi un attimo nei panni di Dio. Come poteva presentarsi a loro e dire: “State tranquilli, vi ho messo alla prova della mela solo perché voglio il vostro bene. Avrei intenzione di regalarvi un sa cco di problemi e di guai perché voglio finalmente vedervi felici; vorrei che fatichiate duramente, ma solo per farvi comprendere la soddisfazione del riposo e come è saporito il pane guadagnato col sudore della fronte; che soffriate un mare di pene, ma per liberarvi dall’insopportabile noia dei vostri giorni; che vi ammaliate di tanto in tanto e qualche volta anche gravemente, ma soltanto per farvi apprezzare la gioia della guarigione e della buona salute; che litighiate e lottiate l’uno contro l’altra, perché possiate capire l’importanza della pace e della grazia di Dio; che moriate addirittura, perché solo così potrete apprezzare e godere ogni istante della vita e capire finalmente quanto sia grande il dono che vi ho fatto”? E magari avrebbe aggiunto: “Allora, cosa ne pensate? Son certo che mi capirete e mi ringrazierete”. No, non l’avrebbero capito”.

- Della morte, però, poteva farne anche a meno!

- Se al male corrisponde in egual misura il bene, al massimo male consegue il massimo bene.

- Sarà, ma non ne sono affatto convinta.

“Anzi Adamo, che si sentiva più innocente di Eva, si sarebbe arrabbiato ed avrebbe detto alla donna: “Mi hai messo proprio in un gran casino! Tu, donna, che sei stata creata, grazie alla bontà divina, per farmi essere felice - anche se non ho ancora capito come! - alla prima tentazione di un lurido serpente ci sei subito cascata; e come se non bastasse, la mela l’hai fatta mangiare anche a me. Appena sei comparsa in questo mondo, mi hai fatto perdere tutto il ben di Dio che mi era stato affidato. Ora, grazie a te, siamo fregati. Lui dice che ci vuol regalare un sacco di guai, che dobbiamo lavorare, soffrire e anche morire perché solo così saremo felici. Io di regali di questo genere ne faccio volentieri a meno, mi va bene come sto. Fatteli dare a te, goditeli tu tutti quei guai, visto che te li sei andati a cercare. A me il guaio più grosso me lo ha già regalato nel momento in cui ti ha creato e ti ha posto al mio fianco. Ma sai che ti dico? Io di te non so proprio cosa farmene, quindi via, fuori dalle palle, smammare”.

- Sempre così gentili, voi uomini!

- Quando ci vuole, ci vuole.

“E la donna, che già si sentiva turlupinata dal serpente ed ora anche fortemente offesa dalle pesanti accuse dell’uomo, gli avrebbe risposto all’incirca così: “Tanto per cominciare, sono io che me ne vado. Cosa ci faccio con un biscaro come te? Possibile che ancora non hai capito perché io e te siamo diversi? Te lo devo spiegare io a cos’altro servono questi due meloni che ho qui davanti, questo popò di grazia di Dio che ho sotto e quel tuo coso lì sempre moscio? E quanto al resto, sei biscaro due volte. Ma te lo sei chiesto il motivo per cui Dio ci ha proibito di mangiare quel frutto? Visto che non ci arrivi, te lo spiego io: voleva che aprissimo gli occhi, che ci rendessimo cont o delle nostre azioni. Ringrazialo, quindi, se ora anche noi si capisce qualcosa. Preferivi rimanere imbecille come sei per tutta l’eternità? E se poi Lui dice che ci vuol dare dei problemi, vuol dire che così sarà meglio per noi. Ma pensi davvero di saperne più di Lui? O bello, lo sai che ti dico? Visto come mi haitrattato, io son pronta ad accettare la proposta di Dio anche da sola; per lo meno se lavoro, ma lontano da te, avrò la soddisfazione di sentirmi realizzata”.

- Brava! - esclamò Elafia.

Encevaldo non rispose e la ragazza continuò a leggere.

“Insomma, la donna che è sempre stata un pochino più perspicace, forse in qualche modo, magari per dispetto, ci sarebbe arrivata. L’uomo certamente no. Ma le conseguenze sarebbero state disastrose: l’uomo e la donna si sarebbero divisi, uno dentro e l’altra fuori, il primo a non far niente e la seconda a lavorare, un po’ come accade in Albania, e tutta l’umanità non si sarebbe potuta formare, venendo così a mancare il compimento del disegno divino già tracciato. Dio non poteva permettere che questo accadesse, né poteva coinvolgere l’uomo e la donna in una scelta ormai necessaria. Doveva fare la parte dell’offeso e dimostrare di volergliela far pagare sul serio. Non poteva non cacciarli entrambi dal paradiso terrestre. Doveva far capi re con chiarezza che non stava scherzando, che non li amava più come prima e che da quel giorno ogni cosa avrebbero dovuto guadagnarsela sudando e soffrendo davvero, altrimenti il piano sarebbe fallito ed essi sarebbero stati per sempre apatici ed infelici. Non era abituato a dire parole pesanti e, per essere credibile, dovette mettercela tutta, ma alla fine ci riuscì. Allora Dio disse al serpente: “Perché hai fatto questo, maledetto sii tu tra tutto il bestiame e tra tutte le fiere della steppa: sul tuo ventre dovrai camminare e polvere dovrai mangiare per tutti i giorni della tua vita...”. Alla donna disse: “Farò numerose assai le tue sofferenze e le tue gravidanze, con doglie dovrai partorire figliuoli. E verso il tuo marito ti spingerà la tua passione, ma lui vorrà dominare su te”. E ad Adamo disse: “Perché hai ascoltato la voce della tua moglie e hai mangiato dell’albero. .. maledetto sia il suolo per causa tua! Con affanno ne trarrai il nutrimento, per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi farà spuntare per te, mentre tu dovrai mangiare le graminacee della campagna. Con il sudore della tua faccia mangerai pane, finché tornerai nel suolo, perché da esso sei stato tratto, perché polvere sei e in polvere devi tornare!”. E così li cacciò dal paradiso terrestre”.


 
 
   · autor: 1damnic  · sección: Sproloquio  
     
   
 
     
 
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