.parte sesta
- Certo, Dio ci è andato giù
duro! - osservò Elafia.
- Quel che conta è il
risultato. Comunque è vero e, se continui, vedrai che c’è anche
scritto.
- Sì, c’è scritto.
“E anche se dopo s’accorse
di avere un pochino esagerato, tirò un profondo sospiro di sollievo: ora l’uomo
e la donna potevano soffrire in santa pace e quindi essere
finalmenteanche soddisfatti e felici.
A questo punto, qualcuno di voi lettori si chiederà se era proprio il caso di
scomodare Dio per arrivare a dimostrare un concetto che peraltro molti
presuntuosi non condivideranno. Se l’ho fatto, è evidente che ne valeva la pena.
Voi, infatti, molto spesso fate scorrere gli occhi sulle pagine dei libri con
estrema leggerezza, senza porre la dovuta attenzione, senza meditare ed
approfondire, senza cogliere l’intrinseco significato del me ssaggio proposto,
magari col sorrisetto di chi ritiene di saperla più lunga o lo sbadiglio di chi
si è già scocciato, e speroche non vi
stiate comportando così anche in questa occasione”.
- Cos’è, un
rimprovero?
- Anche. Ma è soprattutto
una sorta di excusatio non petita per aver chiamato in ballo
Dio.
- E ne valeva davvero la
pena?
- Non so. Quello che ho
scritto ho scritto.
- Mi sembra di averlo già
sentito dire.
- E’ una frase di Pilato.
Quando gli chiesero perché sul cartello apposto in cima alla croce di Cristo
aveva scritto “INRI - Jesus Nazarenus Rex Judeorum”, rispose con quella frase.
“Non so - continuò a leggere Elafia
- se vi siete resi conto dell’importanza della scoperta che, grazie a Dio e
all’ispirazione che Lui ha voluto darmi, avete appena fatto e che potrebbe
cambiare il resto della vostra esistenza. Ho ritenuto perciò che, solo chiamando
in causa Lui e raccontando a modo mio un fatto che è riportato dalla Bibbia, voi
sareste rimasti con la mente un pochino più sveglia e il concetto che ho
espresso sarebbe stato meglio compreso. Avrete senz’altro capito, infatti, che
in questa pagina è scritta l’intuizione per la soluzione di uno dei più grandi
misteri dell’uomo: quello dell’esistenza del male. S ì, proprio quel mistero che
tanti ingegni in ogni tempo hanno cercato inutilmente di risolvere. Come potete
constatare, dunque, il motivo dell’esistenza del dolore e del male - e di
conseguenza della felicità e del bene - a questo punto non è più un mistero. E
quindi è più facile comprendere perché avesse ragione il precettore Pangloss
quando, senza essere capito e venendo addirittura preso in giro, cercava di
spiegare al Candide di Voltaire che, a dispetto di tutte le disgrazie e degli
interminabili eventi calamitosi, il nostro è e rimane il migliore dei mondi
possibili”.
- Chi è questo
Pangloss?
- L’hai appena letto: il
precettore di Candide.
- E chi era
Candide?
- Un personaggio singolare
inventato da Voltaire, uno degli scrittori più intelligenti di tutti i tempi,
secondo me. Ma ti conviene finire di leggere, perché dovresti essere molto
vicina alla conclusione.
- E’ vero.
“Penso di essere stato
chiaro. Naturalmente chi è intelligente ha ben colto il senso di questa
intuizione e ne ha anche compreso l’enorme portata; chi invece ragiona
come...... (il nome dell’imbecille - potrebbe essere uno di quelli col
paraocchi, quindi di sinistra! - può essere aggiunto a penna a discrezione del
lettore), è inutile che continui a scervellarsi, non è affar
suo”.
- Che cavolo di discorso è
questo?
- Solo una battuta per
prendere un po’ in giro i miei amici di sinistra.
- Sono tuoi amici? Non me
n’ero accorta.
- Certo: amici
avversari.
- Che
significa?
- Significa che per me in
politica non ci sono nemici, ma solo persone che la pensano diversamente, amici
avversari da rispettare e da sconfiggere lealmente e con i sistemi democratici.
Non è un controsenso!
- Se lo dici tu. Intanto
finisco di leggere. Vedo che mancano solo poche righe.
“Lo sproloquio dovrebbe
finire qui, ma c’è da aggiungere un altro concetto molto importante, che
consegue da quantodetto
sopra e che per poco non dimenticavo. La conoscenza del bene e del male ha
comportato per l’uomo e la donna la possibilità di “scegliere” tra il bene e il
male. Ecco spiegato il libero arbitrio. E’ evidente che se i nostri due fossero
rimasti nel paradiso terrestre, senulla
fosse cambiato rispetto aiprimigiorni di Adamo, se non
fosse stata creata Eva e non avesse commesso il peccato originale, se non
avessero mangiato il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male,
per l’uomo e la donna non ci sarebbe mai stata la conquista di quel valore di
gran lunga più importante, il più grande dono di Dio: la libertà”.