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domenico riccio

cittadino dello antico et populare stato di Lucca (Italia)

 
 
     
 
sábado 03/junio/2006 17:42

Sproloquio sul mistero dell'esistenza del male e quindi anche del bene


parte settima


- Finito! - esclamò Elafia soddisfatta, posando i fogli sul tavolo.

- Cosa ne pensi? - chiese con interesse Encevaldo.

- Cosa ne penso? - ripeté lei per guadagnare qualche secondo e riflettere. - Penso che la cosa più azzeccata sia il titolo. Sì. Secondo me, hai ragione tu: si tratta proprio di uno sproloquio.

Encevaldo nonci rimase bene.

- A parte glischerzi - proseguìElafia, - il contenuto potrebbe apparire offensivo nei confronti di Dio. Egli, infatti, sembra trovarsi spesso in difficoltà: ragiona come l’uomo e non come il Dio che sa tutto, non riesce a capire i motivi dell’infelicità dell’uomo, prova inutilmente a trovare dei rimedi. E alla fine, dopo il peccato originale, si esprime con termini estremamente duri.

- Per quanto riguarda le dure parole di Dio - precisò Encevaldo, - ti faccio semplicemente notare che esse sono state prese pari pari dalla Bibbia, dal libro della Genesi. La difficoltà a capire l’uomo e la sua apatia si spiega, secondo me, dal fatto che il male è avulso da Dio e di conseguenza poteva essere avulso anche il concetto che si possa raggiungere la felicità mediante la conoscenza e la prova della fatica e del dolore e quindi del male.

- Tu quindi sei davvero convinto che il male dell’uomo non sia stato determinato solo dall’uomo, dal suo libero arbitrio, dal suo egoismo, dal desiderio di sentirsi pari a Dio, dal disobbedire alle leggi di Dio, ma che sia stato Dio stesso a dargli la facoltà di viverlo e di capirlo?

- Penso proprio così. Dal momento che mi parli di libero arbitrio, che significa essenzialmente capacità di distinguere il bene dal male e libertà di scegliere tra il bene e il male, hai già la risposta. Il libero arbitrio, facoltà di giudizio e libertà di scelta, non può che essere successivo alla conoscenza del bene e del male e quindi a quello che viene definito il peccato originale. La conoscenza del bene e del male è, a mio avviso, il più importante dono di Dio, dal quale consegue, ancora per bontà di Dio, il libero arbitrio, la libertà.

- Insomma qual’è, secondo te, il rapporto di Dio nei confronti dell’uomo?

- Al di là di una lettura quasi paradossale e comunque non ortodossa della Genesi, al di là dei presunti discorsi coloriti di Adamo ed Eva, la sostanza del racconto biblico deve essere incentrata sul grande amore che Dio ha per l’uomo fin dalla sua creazione. Il fatto stesso che Dio si sforzi di capire i problemi e i bisogni dell’uomo, concetto oggettivamente offensivo, altro non vuol significare che il desiderio di Dio di vedere l’uomo attivo e soddisfatto. L’insegnamento che personalmente ne ho tratto si può riassumere nel seguente concetto: “Dio ama l’uomo più di ogni altra creatura, desidera che sia felice nella consapevolezza e fa in modo che ciò accada”.

- Nel tuo racconto, però, sembra che l’uomo ci faccia proprio la figura del biscaro. E non mi rispondere che deve essere giustificato perché era appena stato creato, e sul principio anche viziato, e quindi non poteva avere esperienza.

- Non ci passerà granché bene, ma tieni presente che al centro dell’attenzione di Dio c’è proprio l’uomo.

- E la donna?

- Intanto è bene precisare che nel primo capitolo della Genesi, quello che racconta i sei giorni della creazione del mondo, c’è scritto che, quando Dio creò l’essere umano, lo fece maschio e femmina. Finalmente Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza, affinché possa dominare sui pesci del mare e sui volatili del cielo, sul bestiame e sulle fiere della terra e fin su tutti i rettili che strisciano sulla terra”. E Dio creò gli uomini a sua immagine; a immagine di Dio li creò; maschio e femmina li creò. Nel mio sproloquio la donna, rispetto all’uomo, sembra più ragionevole e concreta, come di fatto è, e diventa soprattutto strumento, sia pure inconsapevole, dell’opera divina per la felicità non solo sua e di Adamo, ma di tutto il genere umano che da essi discenderà.

- Sembra quasi un trattato di teologia.

- Per carità! Questo sproloquio non ha la benché minima pretesa di essere considerato una sorta di trattato. Altrimenti che sproloquio sarebbe? Espone, però, un concetto innovativo rispetto alla consueta interpretazione del primo libro delle sacre scritture, che la Chiesa cattolica non condivide ma che fa riflettere, e cioè: Dio non ha punito l’uomo perché ha disobbedito ai suoi comandi o comunque perché si è comportato male. Dio ha sempre amato l’uomo ed ha creato le condizioni migliori per renderlo artefice libero, consapevole e responsabile nel suo cammino, necessariamente faticoso, verso la conquista della felicità. Più di così, meglio di così, non era fattibile.

- Ecco spiegato l’ottimismo di quel Pangloss!

- Brava! Non a caso è citato il Candide di Voltaire nella parte che riguarda le convinzioni di Pangloss: dans le meilleur des mondes possibles tout est au mieu et .les choses ne peuvent etre autrement;, nonostante le disgrazie, le guerre e le malattie, nonostante il male. Ed è proprio così, forse: senza la fatica non esiste la soddisfazione, senza il male, senza la conoscenza, la dura lotta e la sconfitta di esso, il bene, scopo della nostra vita terrena e celeste, non ci sarebbe. Niente regali, dunque, niente paradiso terrestre, ma la possibilità per l’uomo e la donna, nella consapevolezza di ciò che è bene e ciò che è male e nella libertà della scelta, di guadagnarsi gradualmente la felicità. Dio premia la volontà di fare (Il faut cultiver notre jardin) e di fare bene nella responsabile libertà. E di conseguenza, mi viene da aggiungere, uno dei peccati più odiosi diventa l’accidia.

 
 
   · autor: 1damnic  · sección: Sproloquio  
     
   
 
     
 
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