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domenico riccio

cittadino dello antico et populare stato di Lucca (Italia)

 
 
     
 
sábado 03/junio/2006 17:34

La donna e il bimbo


.
Poesia tratta dal volume di liriche "Nesso" di Domenico Riccio


LA DONNA E IL BIMBO
I tuoi occhi hanno cancellato il deserto
e per te inventerò un'oasi di sogno
e un giaciglio di fiori profumati
gioia fra le mani i soffici capelli
esulta il corpo mio quasi domato
in piazza il bimbo gioca alla palla
e suda e negli occhi il vigore giovane
la storia del mondo trabocca di eroi
essi hanno sempre lottato per vincere
è l'ultimo torpore del tramonto
scompare il sole mio nel piatto mare
il dubbio sovrano divora la mente
vitale il regalo di una donna incostante
fuoco vorace o lieve carezza nella notte
partiti gli amici il fanciullo ha perso
ora egli è solo in mezzo alla piazza
da sempre la storia perseguita i vinti
il pollice verso nell'arena dei gladii
negli occhi suoi accesi la delusione
e la rabbia e tanto bisogno d'amore
non ho capito il rapporto col tuo amore
e la realtà vincente sul molle divano
la tua lussuria le forze mie non tempra
energico sangue rosso anzi sbiadisce
all'usata garanzia delle mille soluzioni
ora il fanciullo insegue la cometa
e con gli occhi la raggiunge e la cattura
la storia si ripete sempre la stessa
gloria a chi vince o rimane la speranza
e sogni luminosi invadono il cielo
che spegne il torpore giallo del sole
e tutte le sere inventa una cometa
vince ancora la vergogna dell'orma
nervosa come l'uomo senza una donna
calcata come ogni donna di strada
io voglio un cuore e un puro domani
la porta s'apre in un deserto di corpi
ognuno cerca l'altro solo per sé
insieme si potrebbe coniare un domani
il bimbo nell'aria spande l'aquilone
che si bea nel giorno della primavera
gli occhi alti nel cielo troppo lontano
sogni come di pace promessa alla terra
l'antico tempo dei profeti ignorati
e dei martiri che mai perirono invano
altero l'aquilone si gonfia nel vento
iol poeta è caparbio come un calabrese
anche se insegue il mistero dell'alba
nella sublime speranza d'un verso
severa condanna dell'uomo che ride
nella maschera del tempo di sempre
dell'ipocrisia e parlo di un poeta
egli non deve spiegazioni a nessuno
nessuno mai ha fatto niente per me
forse tu nella pena o solo il tuo corpo
quando il perfido rintocco della campana
della perfida gente profetava la fine
mia che non viene e decisa di notte
o donna spogliata garantivi premura
e il campanello serrato avanti ai nerbi
della volontà lentamente cigolava
il bimbo coglie la donna che parla
e la voce stolta gli crea fastidio
poi affoga in un pianto silenzioso
mio povero bimbo hai ancora bisogno
del canarino che cinguetta in gabbia
del racconto a letto di storie infinite
di un soffio di premura e anche di me
più di quella storia scritta sui libri
falsa quasi il fantasma di ogni dio
che usa vendetta al popolo suo e altri
nella corsa tollera della storia o non
colma di potenti che parlano da soli
e popoli interi trattati come cani
ma il cane fiuta l'altrui debolezza
non conviene mai ritrarre la mano
la melma dei falsi amici ti inghiotte
o la prigionia dell'usata finzione
o la droga dei sogghigni velenosi
la roccia sicura del vecchio maniero
si polerizza e riappare l'angoscia
nel sapore delle felci di un campo
il piacere del tuo corpo di donna
non la primavera del mandorlo in fiore
invito a gustare il momento tranquillo
di una strada soave in leggera discesa
e dell'ardua vetta s'allontana con te
la fatica e la menzogna dei bisogni
nel fumo lieve del godere s'appiatta
il grigiore del mare delle mille ansie
anche di una rabbia che poi non serve
scompare a poco a poco nella mente
e d'un tratto il fanciullo è cresciuto
nella storia del giorno emerge da solo
e stabilisce deciso i passi della vita
ammira o donna la scena quasi compiuta
bevi cuore mio il calice della gioia
ecco il fanciullo si progetta uomo
i suoi occhi hanno cancellato il deserto
nell'alba faticosa di grandi speranze
e per lui inventerò un'oasi di sogno
e per te un giaciglio di fiori profumati.
 
 
   · autor: 1damnic  · sección: Poesie  
     
   
 
     
 
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