.parte quarta
Si sedettero entrambi sul
divano ed Elafia riprese a leggere.
“Adamo conosceva solo la
noia, perché aveva tutto e non doveva far nulla. Come faceva a gioire, se mai
aveva sofferto? Come poteva apprezzare la vita, la salute, la bellezza e tutti i
doni che Dio gli aveva fatto, se non conosceva la privazione, la malattia, il
dolore, la fatica? Se a un figlio concedi ogni cosa, egli non apprezza nulla.
Senza dolore non c’è gioia, senza patimento non c’è felicità, senza male non c’è
bene”.
- Ma, insomma, la donna la
fa o non la fa?
- Tra poco farà anche la
donna, così sarai contenta - rispose Encevaldo. - Ma condividi o no quello che
hai appena letto?
- Non so. Se ci tieni a
saperlo, io sono ancora convinta che la vita sarebbe tanto più bella se non
esistessero le cose brutte.
- Dici così perché di cose
brutte ne conosci già tante e di conseguenza ti farebbe piacere avere solo
momenti belli. Ma mettiti un attimo nei panni di Adamo: lui era appena stato
creato, non aveva alle spalle un mondo di nefandezze, non aveva esperienze di
vita negative, non sapeva cos’era il dolore, ciò che era bene e ciò che era male
e si annoiava proprio per questo.
- Mi vorresti convincere che
è meglio se si hanno problemi e sofferenze?
- No. Vorrei farti capire
che se non ci fossero problemi e sofferenze, non ci sarebbero neanche le gioie e
le soddisfazioni.
Elaf