.parte seconda
Avevano appena attraversato
la galleria che delimita il confine tra le province di Lucca e Pisa e scendevano
con l’auto verso Santa Maria del Giudice, nel verde territorio
lucchese.
Encevaldo guardò Elafia e le
fece un sorriso.
- Oggi ti sei divertita un
mondo sulla torre, vero? - le chiese.
- Sei stato scemo forte con
quella lì! - disse Elafia, che rivide la scena dentro di sé. - Ma come ti è
saltato in mente di baciarla proprio lì?
- Bacetto innocentissimo fu!
- si difese Encevaldo, con un finto accento siciliano. - Lei che è del nord lo
ha capito subito e mi ha anche sorriso. E poi, scusa, non sei stata tu a
dirmelo?
- Con te bisogna stare
attenti alle parole... non si può neanche...
- Vuoi proprio sapere perché
l’ho fatto? - interruppe Encevaldo con voce allegra e
suadente.
- Sono proprio
curiosa.
- L’ho fatto perché ero
felice. Felice di stare con te, di farti arrabbiare, di farti ingelosire, di
fare una mattata, di...
- Allora vuoi sapere
un’altra cosa? - interruppe a sua volta Elafia, poggiando la sua mano su quella
di Encevaldo. - Anch’io mi sento felice come non sono mai stata. Felice di stare
con te, di vederti fare lo scemo, di sentirti dire sciocchezze.
Encevaldo prese nella sua la
mano della ragazza e la strinse.
- Certo - aggiunse Elafia
con soddisfazione. - Dopo tutti i guai che mi sono capitati, mi ci voleva
proprio un matto come te che mi facesse star bene...
La vita di Elafia era stata
molto travagliata. Rimasta orfana di mamma a soli dieci anni e con un padre che
si ritirava a casa quasi sempre ubriaco, aveva sofferto davvero tanto. A
vent’anni, poi, aveva deciso di andar via di casa e si era stabilita a Lucca,
dove faceva l’impiegata e viveva da sola in un piccolo appartamento del centro
storico. Quindi aveva conosciuto Encevaldo, si era innamorata di lui e la sua
vita sembrava cambiata.
- Vedi che ho ragione io? -
disse Encevaldo. - Se nella vita non ci fossero i guai, non ci sarebbe neanche
la felicità. Dopo la tempesta viene il sole, dopo la notte il giorno, dopo i
problemi le soddisfazioni, e viceversa. Ci vuole sia il male che il bene; o
meglio, è proprio il male che fa capire ed apprezzare il bene, altrimenti non si
darebbe peso a niente e ...
- Che fai, il filosofo? - lo
interruppe Elafia.
- La filosofia mi è sempre
piaciuta - rispose Encevaldo, - ma questo me l’ha insegnato la
vita.
- A pensarci bene, in
effetti - ammise la ragazza dopo un attimo di riflessione, - tutti i torti non
li hai. Chi ha sofferto, chi ha fatto una vita dura come la mia, le gioie dopo
le apprezza di più.
- E’ la tesi del mio
sproloquio - confermò Encevaldo soddisfatto.
- Sono proprio curiosa di
leggerlo codesto tuo sproloquio.
- Appena arriviamo a Lucca.
Così imparerai che la donna è stata creata per far felice l’uomo
e...
- Rivuoi
litigare?