.parte quarta
Si sedettero entrambi sul
divano ed Elafia riprese a leggere.
“Adamo conosceva solo la
noia, perché aveva tutto e non doveva far nulla. Come faceva a gioire, se mai
aveva sofferto? Come poteva apprezzare la vita, la salute, la bellezza e tutti i
doni che Dio gli aveva fatto, se non conosceva la privazione, la malattia, il
dolore, la fatica? Se a un figlio concedi ogni cosa, egli non apprezza nulla.
Senza dolore non c’è gioia, senza patimento non c’è felicità, senza male non c’è
bene”.
- Ma, insomma, la donna la
fa o non la fa?
- Tra poco farà anche la
donna, così sarai contenta - rispose Encevaldo. - Ma condividi o no quello che
hai appena letto?
- Non so. Se ci tieni a
saperlo, io sono ancora convinta che la vita sarebbe tanto più bella se non
esistessero le cose brutte.
- Dici così perché di cose
brutte ne conosci già tante e di conseguenza ti farebbe piacere avere solo
momenti belli. Ma mettiti un attimo nei panni di Adamo: lui era appena stato
creato, non aveva alle spalle un mondo di nefandezze, non aveva esperienze di
vita negative, non sapeva cos’era il dolore, ciò che era bene e ciò che era male
e si annoiava proprio per questo.
- Mi vorresti convincere che
è meglio se si hanno problemi e sofferenze?
- No. Vorrei farti capire
che se non ci fossero problemi e sofferenze, non ci sarebbero neanche le gioie e
le soddisfazioni.
Elafia lo guardò per un
attimo senza parlare e poi riprese a leggere.
“E logicamente, più grandi
sono le privazioni e i problemi e maggiori le possibili conseguenti
soddisfazioni. Adamo, dunque, per essere felice aveva bisogno di problemi, di un
sacco di problemi, e il Signore decise di aiutarlo. E poiché gli voleva davvero
un gran bene e desiderava che gioisse alla grande, cominciò col regalargli il
problema più grosso, quello capace di generare a catena un mare di possibili
problemi, e gli creò la donna”.
- Oh, eccola
finalmente!
- Sei contenta?
- Immaginavo che avresti
scritto così. La donna è dunque per te il problema più grosso che genera
problemi a catena? Vorrei vedervi voi uomini senza le
donne!
- Saremmo ancora nel
paradiso terrestre.
- A morire di noia.
- Vedi che cominci a
capire?
“Allora Dio scese nel
giardino dell’Eden e fece cadere sull’uomo un sonno profondo. Poi gli tolse una
delle costole e richiuse la carne al suo posto. E Dio costruì la costola, che
aveva tolto all’uomo, formandone una donna. Poi la condusse all’uomo. E quando
l’uomo si svegliò, si stropicciò gli occhi, vide quella nuova creatura, la
osservò con curiosità, s’accorse che anche lei lo guardava meravigliato e alla
fine, senza saperlo, disse: “Questa volta è osso delle mie ossa e carne della
mia carne! Costei si chiamerà donna... e che Dio ce la mandi buona!”. Sia lui
che lei erano ignudi, continuavano a guardarsi a vicenda, cominciarono a notare
con sempre maggioreinteresse gli organi che li
distinguevano e, poiché Dio non aveva fornito loro alcuna spiegazione, convinto
che almeno a quello ci sarebbero arrivati da soli, cercavano di capire se, oltre
alle ordinarie funzioni corporali, quegli attributipotessero servire a
qualcos’altro”.
- Poverini! Dagli il tempo
di provare!
- Mi sa che non fanno in
tempo.
- Caino e Abele però li
faranno!
- Sì, ma dopo il casino del
peccato originale.
“Come ben
sapete -
continuò a leggere Elafia, - il primo atto della donna non fu quello di fare
all’amore, bensì di farsi confondere dal serpente, di cogliere il frutto
dall’albero proibito, di mangiarlo e di darne un boccone anche ad Adamo.
Ma il serpente - dice testualmente la Bibbia - era la più astuta di tutte le
fiere della steppa che Dio aveva fatto, e disse alla donna: “E’ dunque vero che
Dio ha detto: non dovete mangiare di tutti gli alberi del giardino?”. Rispose la
donna al serpente: “Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare,
ma del frutto che sta nella parte interna del giardino Dio ha detto: non ne
dovete mangiare e non lo dovete to ccare, per paura che ne moriate”. Ma il
serpente disse alla donna: “Voi non morirete affatto! Anzi Dio sa che nel giorno
in cui voi ne mangerete, si apriranno allora i vostri occhi e diventerete come
Dio, conoscitori del bene e del male”.